La recensione di SD Gundam G Generation

Grazie a Bnadai Namco, che ci ha fornito il gioco in anteprima, abbiamo potuto effettuare la recensione di SD Gundam G Generation.

La recensione di SD Gundam G GenerationUna delle cose più difficili quando si scrive una recensione è, ovviamente, cercare di essere il più obiettivi possibile. Compito di ogni buon recensore è dare un parere distaccato, critico e preciso dell’opera che si sta analizzando. Ammetto quindi di essermi trovato parecchio in difficoltà nello scrivere queste righe. E questo per più di un motivo. Non solo in quanto appassionato della licenza a cui il titolo si riferisce. Ma anche in quanto appassionato di giochi strategici e, inutile nasconderlo, fanboy dei giochi Banpresto (prima) e Bandai (poi).
Il (ri) trovare quindi tutte e tre queste condizioni in un unico prodotto, ha generato di conseguenza un hype davvero alto…

La serie SD GUNDAM G GENERATION attualmente conta decine di titoli per quasi tutte le piattaforme presentando dapprima (nei capitoli usciti per la prima Playstation) una ricostruzione abbastanza fedele dell’“Universo Gundamico”. Il primo capitolo racconta tutto l’arco narrativo della serie classica e gli eventi de Il Contrattacco di Char, utilizzando le unità delle serie successive come semplici bonus, ad esempio. Con il passare degli anni i titoli hanno creato una sorta di Universo parallelo. Qui i protagonisti delle varie serie intrecciavano le loro storie contro un nemico comune, sfruttando un plot già collaudato nella serie “maggiore” della tipologia di giochi Super Robot Taisen (e la relativa OG series).

La recensione di SD Gundam G GenerationIn questo SD GUNDAM G GENERATION CROSS RAYS le cose non cambiano. Viene modificata leggermente la struttura dello storytelling, dove ogni serie presa in analisi (tutte linee temporali cosiddette degli Alternate Universe slegate dall’Univiverso Classico (lo Universal Century).
Stiamo parlando delll’After Colony della serie Wing, della Cosmic Era di Seed , dell’Anno Domiini di 00 e del Post Disaster di Iron Blooded Orphans). Ogni Timeline può essere giocata indipendentemente dalle altre, ripercorrendo in maniera fedele gli avvenimenti dell’anime.

Dal punto di vista del gameplay ci troviamo di fronte all’ormai classico RPG strategico turn based con visuale isometrica. Le unità disposte sul campo ai lati opposti una “scacchiera” devono muoversi (rigorosamente orizzontalmente e verticalmente) di un numero di riquadri che varia da unità a unità. Numero modificabile da diversi fattori. Primo tra tutti la tipologia stessa dell’unità. Un unità pesante come il Gundam Virtue avrà meno caselle di movimento rispetto ad un più agile Kyrios, Gli MS utilizzano tutta una serie di attacchi, anche essi legati a delle caselle per quanto riguarda la portata.
Fedelissimo dal punto di vista visivo, vero punto di forza della tipologia di gioco. Tutti gli attacchi di ogni unità (nemiche comprese, anche quelle delle unità “base”) sono riprodotti alla perfezione. A volte anche “trasformando” graficamente l’unità protagonista dell’attacco da versione SD a versione “seria”, creando un contrasto che aumenta il carico di pathos dell’animazione. Un esempio su tutti, l’attacco iconico dello Zero con il Twin Buster Rifle, un conto è vederlo in versione SD, ma in versione “figa” ha tutto un altro sapore…
La vicinanza tra più unità compatibili, come ciliegina sulla torta, permette di effettuare attacchi combinati. Alcuni sono molto semplici, creati con la somma di animazioni “riciclate”. Altri sono disegnati ad hoc con effetti coreografici spettacolari dall’effetto devastante.
La recensione di SD Gundam G GenerationGli stage di ogni capitolo contribuiscono ad aumentare l’immedesimazione, ricreando tappe fondamentali delle serie e modificando di volta in volta gli obiettivi per il superamento dello stesso. Il più delle volte l’obiettivo necessario per la vittoria sarà il classico “distruggi tutti i nemici”. Non di rado capiteranno condizioni alternative che richiamano gli eventi della serie animata. Come ad es. proteggere una determinata unità dal fuoco incrociato nemico o riuscire a far raggiungere un determinato punto della mappa ad una specifica unità. Niente che modifichi sostanzialmente il gameplay, ma offre quel minimo di varietà all’utilizzo delle varie unità a disposizione, alcune votate all’attacco duro e puro altre al fuoco di supporto.

Come ogni RPG che si rispetti, unità e piloti acquisiscono esperienza in battaglia. Esperienza utile all’acquisizione di skill da parte del pilota (una volta raggiunto il requisito minimo) e di attacchi speciali da parte dei MS. Anche se in questo caso coincidono più con il raggiungimento di un determinato punto della storia che non dal livello dell’unità stessa. Tradotto: gli equipaggiamenti dello Strike Gundam non sono disponibili da subito, così come non è disponibile da subito la possibilità di cambiarli durante il fight. Necessitano dell’entrata in scena tra le unità disponibili dello Skygrasper. E se questo non viene schierato in battaglia nell’apposita sezione Briefing pre stage, lo Strike avrà a disposizione solo l’equipaggiamento base e gli attacchi a esso legati.
Questo contribuisce a creare anche una sorta di “personalizzazione” per quello che riguarda le combinazione “Pilota/MS”, a patto che questa sia compatibile con la serie animata, modificando sostanzialmente l’efficacia dell’unità. Ad esempio, Heero sull’Epyon sarà decisamente più performante sulla lunga distanza, mentre la stessa unità pilotata da Zechs sarà più performante nel close range. Livello pilota e livello MS sono considerati distintamente, quindi il pilota manterrà tutte le skill acquisite anche cambiando unità pilotata.
La recensione di SD Gundam G Generation
Tutto perfetto quindi? Purtroppo no.

Dal punto di vista delle animazioni durante le battaglie é stato fatto un lavoro eccellente per ricreare scene fedeli alle serie animate di rifermento, spettacolari e dinamiche come mai finora. E’ anche purtroppo vero che siamo rimasti allo standard fissato ormai decenni fa dalla tipologia di gioco. Ovvero dal primissimo Super Robot Taisen. Schermate fisse (ad altissima risoluzione, vero, ma pur sempre schermate fisse) tra uno stage e l’altro, unità sulla scacchiera realizzate approssimativamente. Leggasi: il minimo necessario per farle riconoscere senza posizionarci il cursore sopra. Stage minimali e tecnicamente realizzati come quelli per Playstation ormai più di 20 anni fa.
Ok, qualche effetto grafico durante le esplosioni o gli attacchi map (quelli senza animazione ma che colpiscono una porzione definita della mappa di gioco) c’è… Ma francamente è una cosa talmente minimale che oggi, alle soglie del 2020 fa storcere un po’ il naso.
Le stesse animazioni degli attacchi, speciali e non (date uno sguardo su youtube, ci sono le compilation con tutti gli attacchi del gioco) dopo un po’ prendono a noia e spingono a premere il comando skip.
La recensione di SD Gundam G Generation
La licenza che ha in mano Bandai è pesante, ed è un peccato non vederla sfruttata a dover. Non con un titolo che nasce vecchio già dal Day One. Decisamente meglio orientarsi sulla serie Breaker o, al limite, recuperare il buon vecchio Dynasty Warriors Gundam o il Versus. Tipologie di gioco diverse, certo, ma il suggerimento è dato solo per la passione legata all’universo di Gundam.
Un gioco deve essere molto di più che non premere tasti in sequenza per arrivare a vedere una sequenza animata più o meno lunga, bellissima. Dopo un po’ diventa però fastidiosa da vedere ripetuta all’infinito.
Se si amano gli strategici, invece, c’è decisamente molto, molto di meglio in giro.
Solo che non si pilotano Robot.

Ringraziamo ancora una volta Bandai Namco Europe per averci dato l’opportunità di effettuare la recensione di SD Gundam G Generation.

Riccardo Rhaxs Sitzia

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